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Sono nato a Milano nel 1938, qui sono sempre vissuto e ho studiato.
Nel 1962 ho lasciato la facoltà d'Architettura del Politecnico per collaborare
con mio nonno Ambrogio Gadola alla conduzione dell'impresa di famiglia, l'Impresa
Gadola. Da allora questa è sempre stata la mia principale occupazione e dal '71,
morto mio nonno, ne sono il responsabile.
Ovviamente, la mia vita e i miei interessi sono influenzati da questo lavoro che
mi ha dato molte soddisfazioni e che ha alimentato tante curiosità per problemi
che in qualche modo hanno a che fare con il mondo delle costruzioni ed i suoi
luoghi deputati: primo tra tutti la città.
Come imprenditore edile ho colto fin dai primi anni d'attività l'importanza della
vita associativa di categoria e vi ho dedicato molto tempo ricoprendo anche incarichi
di rappresentanza.
I problemi dell'imprenditoria e della cultura imprenditoriale mi hanno spinto
anche al di fuori dell'edilizia ed ho per alcuni anni fatto parte di IDOM - Impresa
domani, una libera associazione tra imprenditori di diversi settori, ricoprendo
la carica di presidente negli anni '78 e '79.
I miei studi di architettura, ancorché interrotti, mi avevano lasciato il desiderio
di potermene ancora occupare anche se non a livello professionale ed In/arch -
L'Istituto Nazionale di Architettura mi ha permesso di rientrare in questo mondo.
Sono divenuto socio della sezione lombarda nel 1979 e negli anni dal '85 al '88
ne sono stato presidente.
Pressappoco nello stesso periodo ho ricoperto la carica di vicepresidente della
Società Italiana per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Erano anche gli
anni nei quali l'edilizia, come molti altri settori, doveva prendere coscienza
dei problemi ambientali. Per chi costruiva il problema era soprattutto la qualità
dell'aria "dentro" gli edifici e l'inquinamento prodotto dai materiali edili e
dalle consuetudini di vita al chiuso.
Per questo mio interesse e per le conoscenze che mi ero fatto frequentando convegni
internazionali, sono stato nominato dall'allora Ministro per l'ambiente Giorgio
Ruffolo presidente della Commissione tecnologica per i problemi dell'inquinamento
interno.
In quegli anni sono anche stato responsabile scientifico per la ricerca "Qualità
ed innovazione tecnologica" nell'ambito del Progetto Finalizzato Edilizia del
CNR.
Gli anni a cavallo tra il 1980 ed il 1990 sono stati per me quelli di una gran
curiosità ed attenzione ai problemi della gestione della città che in tutto il
mondo, e dunque anche a Milano, dovevano affrontare problemi di crescita e di
adeguamento tecnologico. L'esperienza francese, in particolare l'attività dell'amministrazione
della città di Lione, mi ha spinto ad occuparmi delle infrastrutture del sottosuolo
urbano - acquedotti, fognature, gas, telefoni e molto altro ancora - dando vita
ad un consorzio d'imprese specialistiche che hanno sviluppato progetti sperimentali
di cunicoli urbani multifunzionali per il Ministero delle Aree Urbane. Per lo
stesso ministero abbiamo predisposto una bozza di legge concernente i piani regolatori
del sottosuolo urbano. Ho cercato in quegli anni di introdurre in Italia questa
nuova disciplina, l'urbistica, un approccio alla città come sistema complesso.
Da questo ad occuparmi più in generale del "funzionamento" della città e dei suoi
problemi non solo tecnologici, il passo è stato breve.
Nel 1990 assieme ad alcuni amici abbiamo dato vita ad un'associazione, "Città
sane", per diffondere nelle amministrazioni locali l'omonimo progetto dell'Organizzazione
Mondiale della sanità, progetto che si propone di affrontare i problemi di salute
della comunità in modo sistemico, globale, e di promuovere la salute intesa non
meramente come assenza di malattie o prevenzione, ma come benessere fisico, mentale,
sociale, spirituale delle persone e delle comunità e come risorsa per la vita
piuttosto che come obiettivo da raggiungere.
Nel 1996 e nel 19697 sono stato professore incaricato alla Facoltà d'Architettura
della Bovisa dove insegnavo progettazione esecutiva e dove oggi insegno Estimo.
Insegnare prima di tutto vuol dire imparare ed imparare insieme ai giovani mantiene
la mente desta.
Dal 2001 collaboro al quotidiano La Repubblica, nella pagina milanese, con una
rubrica settimanale dove mi occupo della città, dei suoi problemi di crescita
e sviluppo, della sua amministrazione e dei suoi amministratori: un'occasione
unica per continuare a scavare nella vita di Milano, per conoscerla anche fisicamente,
per vederne i malanni e soprattutto per capire da dove può cominciare a guarire.
La città, la mia grande passione.
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